Il sole splende alto nel cielo, ci dona il calore, la luce, la vita.
Ogni 11 anni, ci dicono gli scienziati e gli astronomi, si chiudono i "cicli solari" in coincidenza dei quali avverrebbero aumenti delle eruzioni solari nella loro massima frequenza e massima intensità.
E quest'anno 2013 avviene proprio la chiusura di questo ultimo ciclo solare. Gli astronomi sono in attesa di questo aumento di eruzioni solari.
Le eruzioni e i "brillamenti solari" (termine tecnico usato dagli addetti ai lavori) non sarebbero poi un grande danno per il pianeta Terra, se non fosse per quelle volte che il brillamento si trova indirizzato direttamente verso il nostro pianeta che ci ospita e ci sostiene.
In questo malaugurato caso (il pianeta Terra direttamente posizionato all'incontro in linea retta di navigazione delle onde solari cariche di energia elettro-magnetica) potrebbero verificarsi vari disturbi nelle comunicazioni radio e nel buon funzionamento delle apparecchiature elettroniche (a partire da quelle più sofisticate).
Già dallo scorso 31 Agosto 2012 la NASA (National Aeronautics and Space Administration, ente governativo americano) aveva diffuso la notizia dell'aumentata attività solare ed il video di uno spettacolare brillamento con il filamento scaturito dal sole).
Ed ecco che lo scorso 11 Aprile 2013 si è letto di una nuova ed insolita grandiosa eruzione solare di class M nella regione solare attiva 11719 con la previsione di effetti sul pianeta Terra a partire dalle 36 ore successive.
Cosa dovremo aspettarci per il futuro? Incrociamo le dita e creiamo pensieri luminosi e brillanti. Il potere creativo buono del pensiero.
lunedì 15 aprile 2013
domenica 14 aprile 2013
CONVEGNO DI MAGGIO 2013 DI PIETRO ARCHIATI
CHE COSA MI RENDE SANO?
CHE COSA MI FA AMMALARE?
Eccoci arrivati al nuovo convegno a Roma di Pietro Archiati, il 3 il 4 e il 5 Maggio a Roma, un appuntamento che quest'anno 2013 vede come argomento e titolo: "Che cosa mi rende sano? Che cosa mi fa ammalare?"
Riprendo direttamente da dentro il pieghevole del convegno:
"La salute è un bene prezioso. Anzi, siamo tutti d'accordo che sia il più prezioso.
Con questo convegno vorremmo proporre, però, alcune chiavi di lettura nuove sul tema:
- la salute non è solo una faccenda di natura, di buona predisposizione del DNA, ma è una nostra creazione quotidiana a tutto campo, che non riguarda soltanto il corpo: si può vivere con un'anima malata in un corpo ancora apparentemente sano;
- determinante per l'evoluzione di ognuno è il processo di guarigione, cioè la messa in attività di nuove forze da parte dell'Io (lo spirito in ognuno di noi) per lottare contro la malattia, per trovarne il senso e avviare la guarigione;
- e quando la malattia porta una persona alla morte? Se la realtà dell'uomo non viene ridotta alla sola corporeità, è evidente che tutte le forze messe comunque in opera per superare la patologia rimangono patrimonio dell'Io. Per farne cosa?
A questo e a tanti altri interrogativi si cercherà di dare una risposta attraverso il moderno e basilare strumento di conoscenza che l'umanità ha oggi a disposizione: la scienza della realtà spirituale (antroposofia) promossa da Rudolf Steiner, una scienza che indaga l'umano nella sua interezza corpo, anima e spirito.
Vi aspettiamo numerosi!!"
Aggiungo soltanto alcuni dettagli:
il convegno avrà luogo presso l'aula magna della facoltà di Economia dell'Università degli Studi "La Sapienza" di Roma, in via del Castro Laurenziano n. 9.
Gli orari e i titoli delle singole conferenze che si terranno nella tre giorni sono rintracciabili anche nel link seguente:
liberaconoscenza.it
CHE COSA MI FA AMMALARE?
Eccoci arrivati al nuovo convegno a Roma di Pietro Archiati, il 3 il 4 e il 5 Maggio a Roma, un appuntamento che quest'anno 2013 vede come argomento e titolo: "Che cosa mi rende sano? Che cosa mi fa ammalare?"
Riprendo direttamente da dentro il pieghevole del convegno:
"La salute è un bene prezioso. Anzi, siamo tutti d'accordo che sia il più prezioso.
Con questo convegno vorremmo proporre, però, alcune chiavi di lettura nuove sul tema:
- la salute non è solo una faccenda di natura, di buona predisposizione del DNA, ma è una nostra creazione quotidiana a tutto campo, che non riguarda soltanto il corpo: si può vivere con un'anima malata in un corpo ancora apparentemente sano;
- determinante per l'evoluzione di ognuno è il processo di guarigione, cioè la messa in attività di nuove forze da parte dell'Io (lo spirito in ognuno di noi) per lottare contro la malattia, per trovarne il senso e avviare la guarigione;
- e quando la malattia porta una persona alla morte? Se la realtà dell'uomo non viene ridotta alla sola corporeità, è evidente che tutte le forze messe comunque in opera per superare la patologia rimangono patrimonio dell'Io. Per farne cosa?
A questo e a tanti altri interrogativi si cercherà di dare una risposta attraverso il moderno e basilare strumento di conoscenza che l'umanità ha oggi a disposizione: la scienza della realtà spirituale (antroposofia) promossa da Rudolf Steiner, una scienza che indaga l'umano nella sua interezza corpo, anima e spirito.
Vi aspettiamo numerosi!!"
Aggiungo soltanto alcuni dettagli:
il convegno avrà luogo presso l'aula magna della facoltà di Economia dell'Università degli Studi "La Sapienza" di Roma, in via del Castro Laurenziano n. 9.
Gli orari e i titoli delle singole conferenze che si terranno nella tre giorni sono rintracciabili anche nel link seguente:
liberaconoscenza.it
lunedì 11 febbraio 2013
CARPE DIEM
Mi è capitato fra le mani lo scritto di Lucio Anneo Seneca "De Brevitate Vitae" (La brevità della vita) che affronta con una maestria di altri tempi ma di un'attualità disarmante e allarmante la lamentela universale degli esseri umani sul fatto che la vita è troppo breve, il tempo è troppo corto per fare le cose, per realizzare i sogni, per raggiungere la felicità.
Perchè sto scrivendo questo nuovo post nel mio blog, in questi giorni di Febbraio 2013, a circa due settimane di tempo dalle prossime elezioni politiche in Italia? Perchè oggi più che mai, ora più che mai, è il momento della partecipazione, del risveglio delle coscienze civili, dell'alzarsi dal letto riparatore e di prendere in mano la ricerca della soluzione ai problemi che condiscono la vita quotidiana.
Cogliamo l'attimo, gli antichi genitori latini ripetevano "carpe diem", muoviti ora, oggi, non domani. Il buon antico Lucio Seneca questo ripeteva anche nel suo saggio "De Brevitate Vitae".
Ecco un breve passaggio del suo scritto, con la sua traduzione in lingua italiana, subito sotto:
Non exiguum
temporis habemus, sed multum pedidimus. Satis longa vita et in maximarum
rerum consummationem large data est, si tota bene collocaretur; sed ubi per
luxum ac neglegentiam diffluit, ubi nulli bonae rei inpeditur, ultima demum
mecessitate cogente, quam ire non intelleximus transisse sentimus.
Ita est: non accipimus brevem vitam, sed fecimus, nec inopes
eius sed prodigi sumus. Sicut amplae et regiae opes, ubi ad malum dominum
pervenerunt, momento dissipantur, at quamvis modicae, si bono custodi traditae
sunt, usu crescunt, ita aetas nostra bene disponesti multum patet.
Ecco la traduzione:
Non abbiamo poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto.
Abbastanza lunga è la vita e data con larghezza per la realizzazione delle cose
più grandi, se fosse tutta messa bene a frutto; ma quando si perde nella
dissipazione e nell’inerzia, quando non si spende per nulla di buono, costretti
dall’ultima necessità ci accorgiamo che è passata senza averne avvertito il
passare.
Si: non riceviamo una vita breve, ma tale l’abbiamo resa, e
non siamo poveri di essa, ma prodighi. Come ricchezze grandi e regali in mano a
un cattivo padrone si volatilizzano in un attimo, ma, per quanto modeste, se
affidate a un buon amministratore, aumentano con l’impiego, così la durata
della nostra vita per chi sa bene gestirla è molto estesa.
Abbiamo compreso l'antifona? Non riceviamo una vita breve ma tale la rendiamo noi con la nostra ignavia e la nostra apatia, la nostra inerzia e le nostre omissioni.
Non ci sono peccati nelle scelte degli essere umani legati al "fare" ma esistono peccati soltanto legati al "non fare", alle omissioni. Spiritualmente parlando questo è il
grande segreto manifestato nelle scritture dei vangeli, dalle parole
del Cristo Gesù. Alla resa dei conti delle nostre azioni e omissioni da
una parte verranno contati quelli che avevano agito e da un'altra parte
quelli che avevano omesso di aiutare i bisognosi, di dare da mangiare
agli affamati, di rincuorare gli afflitti (vedi Apocalisse di Giovanni).
Le prossime elezioni in Italia saranno anche per il genio creativo di Lucio Seneca una imperdibile occasione unica di vivere la ricchezza della vita, di diventare una volta buona nuovi buoni amministratori delle nostre opportunità di vita quotidiane.
E avete indovinato anche voi quale sarà la assoluta novità di queste prossime elezioni?
La vita è ora, oggi, in questo momento. Cogliamo l'attimo fuggente! Carpe diem!
lunedì 10 dicembre 2012
CHI E' QUEL BAMBINO
Questo prossimo 19 e 20 Gennaio 2013 a Roma vedrà la luce un nuovo incontro con Fabio Delizia dal titolo "Chi è quel bambino".
Non è capitato anche a voi che leggete di trovarvi di fronte ad uno dei capolavori dell'arte raffigurante una natività del bambino Gesù con la mamma Maria e gli angeli e... un altro bambino? Non vi siete mai chiesti chi mai potesse essere il secondo bambino?
Si, la risposta pronta potrebbe essere (e tante tante volte lo è effettivamente stata) che il secondo bambinello altro non sia se non il Giovannino battista. Non vi sembra troppo semplice e facile?
In soccorso dei ricercatori di una verità ancora tenuta velata ecco arrivare un certo Rudolf Steiner, oggi riproposto da Fabio Delizia con un suo personale percorso di studio, che offre una nuova chiave di lettura, artisticamente fondata.
Conosco Fabio Delizia da lunga data e fino ad oggi è sempre riuscito ad animare i suoi incontri pubblici con lo spirito che vivifica e che illumina le cose di nuovi colori.
A presto rivedervi a Roma.lunedì 14 maggio 2012
IO, LIONARDO
Aria frizzante a Roma in questo mese di Maggio 2012 riguardo la vita culturale e l'approfondimento delle figure esemplari che ci hanno lasciato una eredità immortale. Una di queste figure è quella di Leonardo da Vinci, che il relatore Fabio Delizia invita a rileggere insieme con lui nel seminario da lui presentato "IO, Lionardo - Le vite e l'opera del genio da Vinci".
Questo seminario avrà luogo a Roma, presso la Biblioteca Angelica in Piazza Sant'Agostino 8 a Roma, nelle giornate di sabato 19 e domenica 20 Maggio 2012.
Per la presentazione del seminario e per le modalità di iscrizione e prenotazione leggete il documento sul link-web.
venerdì 23 marzo 2012
LA TRIARTICOLAZIONE SOCIALE DI RUDOLF STEINER
Si avvicina a grandi passi il prossimo appuntamento con il pensiero vivace di Rudolf Steiner, previsto per il 4, 5 e 6 Maggio 2012 a Roma, presso l'Aula Magna della facoltà di Economia dell'Università "La Sapienza". Il relatore è Pietro Archiati, spirito libero e relatore di memorabili convegni in questi ultimi anni.
Il titolo di questo prossimo convegno è "Un'idea geniale per l'economia, la politica, la cultura - La triarticolazione sociale di Rudolf Steiner".
Come presentare in poche parole questo convegno più che mai attuale e puntuale per il momento della storia italiana e mondiale?
Sarà mai possibile la realizzazione di una articolazione del corpo sociale tale da rendere armoniosa la convivenza fra le parti, il lavoro ed il suo riconoscimento, una circolazione del denaro che non porti al suo accumulo nelle tasche di pochi ricconi, una organizzazione del sociale e dell'economia diversa dalla consueta idea materialistica del controllo del prodotto lordo?
Come dice la brochure dovremmo avere il coraggio di cambiare testa, ormai siamo giunti nell'anno del grande cambiamento, il 2012.
Non per nulla, ma anche per questo anno 2012, azzardo il rinominare questo convegno come il "CONVEGNO FINE DI MONDO". Cioè la fine del pensiero dello sfruttamento della persona per la nascita del pensiero creativo di una umanità nuova.
A presto vedervi al convegno a Roma!
Il titolo di questo prossimo convegno è "Un'idea geniale per l'economia, la politica, la cultura - La triarticolazione sociale di Rudolf Steiner".
Come presentare in poche parole questo convegno più che mai attuale e puntuale per il momento della storia italiana e mondiale?
Sarà mai possibile la realizzazione di una articolazione del corpo sociale tale da rendere armoniosa la convivenza fra le parti, il lavoro ed il suo riconoscimento, una circolazione del denaro che non porti al suo accumulo nelle tasche di pochi ricconi, una organizzazione del sociale e dell'economia diversa dalla consueta idea materialistica del controllo del prodotto lordo?
Come dice la brochure dovremmo avere il coraggio di cambiare testa, ormai siamo giunti nell'anno del grande cambiamento, il 2012.
Non per nulla, ma anche per questo anno 2012, azzardo il rinominare questo convegno come il "CONVEGNO FINE DI MONDO". Cioè la fine del pensiero dello sfruttamento della persona per la nascita del pensiero creativo di una umanità nuova.
A presto vedervi al convegno a Roma!
mercoledì 26 ottobre 2011
CHI E’ STATO? LA LUCE DEL MONDO
Porto la vostra attenzione davanti il fraseggio del Cristo Gesù con i suoi discepoli sull’argomento della vita con i suoi ostacoli e le sue prove, presente nel capitolo 9 del vangelo di Giovanni. La parte divenuta famosa per il racconto del nato cieco.
Cominciamo con la prima parte del capitolo 9, con i versetti 1-7.
1 Passando vide un uomo cieco dalla nascita
Il Cristo Gesù vive i suoi tre anni di vita pubblica con gli uomini e le donne del pianeta, lui “passa” e passando nel mondo narra del suo incontro con il cieco dalla nascita, un po’ come noi tutti esseri umani resi ciechi ai mondi spirituali al momento della nostra nascita ed incarnazione.
I discepoli interrogarono Gesù riguardo al cieco dalla nascita. Non gli chiesero se la divinità fosse stata giusta a volere che un essere umano fosse già dalla sua nascita venuto al mondo con una particolarità fisica, ma chiesero quale fosse stata la causa di ciò. Usando parole di quei tempi antichi diremmo di chi è la "colpa"; chi omise il bene (fece "peccato") per quella particolarità.
Gesù rispose che la cecità del cieco non era stata causata dal poverino stesso e neanche dai suoi genitori. A domanda seria e circostanziata Gesù fece seguire una risposta altrettanto seria e precisa.
2 e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?»
Non siete anche voi meravigliati o sorpresi dalle implicazioni legate a questa semplice domanda? Non tanto dal “peccato” che potrebbe essere inteso come omissione ed anche ostacolo di aiuto all’evoluzione personale: è immaginabile una vita “comoda” e senza difficoltà o sacrifici? Non lo penso.
La maggiore sorpresa viene dal prevedere come causa della cecità una causa del cieco precedente alla sua nascita, ed eventualmente/oppure una causa risalente ai suoi genitori. La classica colpa dei “padri” che ricadrebbe sui “figli”.
La domanda precisa dei discepoli si apre con un assunto dato per scontato: che il cieco nato cieco avesse un trascorso, che lo avesse potuto avere già prima della sua nascita fisica: Una preesistenza di qualche tipo. Altrimenti come giustificare la domanda sulla sua menomazione?
3 Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio.
Ecco che il Cristo in Gesù non corregge l’impostazione della domanda dei suoi discepoli. Lui, il Cristo, l’Essere della Verità e della Via e della Vita non avrebbe potuto tacere su un errore così grossolano dei suoi. Avrebbe davvero dovuto riprenderli e affermare la verità di un vero inizio della vita fisica individuale con il concepimento e la procreazione fisica. Avrebbe dovuto negare la preesistenza. Questo non fece.
Chi è stato allora a rendere cieco il nato cieco? Nello studiare il testo in lingua greca si può arrivare a descrivere la risposta del Cristo “affinchè si rendano manifeste le opere dell’essere divino in lui”. Un passaggio importante sul quale riflettere è l’uso della preposizione articolata “del” invece della preposizione semplice “di”:
“affinchè si manifestassero le opere del Dio in lui” suona diversamente dal classico “affinchè si manifestassero le opere di Dio in lui”. Qui si parla, a mio parere, dell’essere divino che è in lui, nel nato cieco, non fuori di lui (nel Cristo).
Seguendo questo filo ecco che il “miracolo” del dono della vista del nato cieco potrà avere luogo per la compartecipazione dell’essenza divina individualizzata, il Sé divino della singola persona. “Quel momento” era il momento giusto, il momento atteso sin dalla nascita dal cieco, il momento programmato per l’incontro con il Cristo Gesù.
Non sarebbe ragionevole e condivisibile la realtà della materia come effetto del pensiero creatore dello Spirito? Avete anche voi sperimentato la risposta della vita materiale ad un pensiero creativo condotto con convinzione, con forza e con passione?
4 Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare.
La preesistenza dello Spirito individuale chiama direttamente in causa la reincarnazione. Lo Spirito prima della reincarnazione prepara l’esistenza materiale successiva. Lo Spirito dopo la morte del corpo fisico redige un “bilancio” dell’esistenza fisica appena conclusa e comincia i preparativi ed i progetti per la vita sul piano fisico e materiale successiva.
Durante la coscienza “diurna”, la vita quotidiana sul piano fisico, sul pianeta Terra, è possibile operare, fare esperienze, partecipare direttamente e per libera volontà, con libero arbitrio, all’evoluzione di tutto il mondo, di tutte le cose.
Invece durante la “notte”, durante il riposo dopo l’azione, nella fase disincarnata nella dimensione spirituale, non sarà possibile compiere le azioni tipiche del mondo materiale, le azioni che portano evoluzione ed avanzamento nella conoscenza individuale.
Sono le opere del mondo fisico le opere dotate del marchio della “libertà umana”. Perché? Perché nessuno di noi ha il limite del “sapere le conseguenze delle proprie azioni”, nessuno di noi, nella normalità della condizione umana, ha la veggenza o precognizione del risultato delle nostre azioni.
Possiamo scegliere di andare a destra oppure a sinistra, di fare o di omettere, insomma abbiamo possibilità di decisione, senza sentire la limitazione del conoscere il risultato della nostra condotta in anticipo. Essere liberi significa poter agire arbitrariamente.
La libertà del continuo provare, questo è l’operare nella libertà umana.
5 Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo».
L’evoluzione umana si compie nel mondo, nel “cosmos” della versione originale in greco.
La Terra, la materia, non è da rifuggire, come fosse soltanto una valle di lacrime. Il pensiero buddista potrebbe fondare la sua ricerca del “nirvana”, dello stato di beatitudine, lontano dalla materia e dal continuo ritorno in incarnazione!
Lo Spirito, luce e calore, saggezza ed amore, vive nelle dimensioni dello Spirito ancora prima dell’incarnazione nella materia, nella carne. Non per gioco, non per svago lo Spirito individuale si immerge nel corpo fisico, si ritrae dalla luce per comprimersi nella materia. In questa trasposizione si viene a cancellare il ricordo di Sé, del proprio abitare le dimensioni immateriali. Al momento del rilascio della corporeità fisica tutta la luce e la conoscenza innate ritornano a splendere luminose nello Spirito riemerso nelle sue dimensioni.
Questo periodo di maggiore densità nella materia non è sofferto, ma amato. E’ ricercato, come indispensabile. Il corpo della Terra come fondamento per lo Spirito, per il suo procedere nella libertà creativa.
Un vero cristianesimo non disdegna la Terra.
“Quindi il Cristianesimo è tutto da conquistare, perché uno dei cardini del cristianesimo è che l’evoluzione morale, quindi reale dell’essere umano, è possibile soltanto sulla Terra. …Cominciamo appena appena a diventare cristiani perché l’essenza del cristianesimo è l’amore per la Terra, è l’incarnazione del Verbo, è il Verbo incarnato. Incarnato significa dentro la carne! Mica genericamente la materia, la carne!” (Pietro Archiati)
6 Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco
Lo stesso rapporto che ogni essere umano ha con il proprio corpo, la propria corporeità che è un frammento della terra, nello stesso modo lo ha il Cristo con la Terra. Lo Spirito della Terra.
La saliva, così vicina alla parola, intrisa dei pensieri della parola, la saliva del Cristo Gesù è davvero talmente intrisa della spiritualità dei suoi pensieri e delle sue parole da risultare necessaria per il ritorno della vista del nato cieco. Il Cristo unisce questo elemento vitale del suo corpo intriso del suo amore con l’elemento morto della Terra, la sua polvere, il terriccio minuto. Insieme ne fece del fango che pose sugli occhi del cieco.
Ecco che le forze spirituali del Cristo Gesù si unirono alle forze fisiche della Terra (il suo corpo materiale) acquistando il potere risanante, il potere di restituire la vista al cieco nato.
7 e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Subito Il Cristo in Gesù disse al cieco ancora cieco di “andare” a lavarsi, di compiere ancora un tratto di strada verso la guarigione, verso lo sviluppo delle facoltà innate in ogni essere umano. Il cieco come tutta l’umanità nel suo insieme sono ancora in cammino, stiamo andando verso la piscina di Siloe, per riacquistare la pienezza del nostro essere umani in evoluzione.
Arriverà un punto di svolta dove noi tutti, uno per uno, al nostro giusto tempo individuale, riacquisteremo la nostra vista spirituale che attende di essere riscoperta.
Ogni singolo essere umano è in verità un “Inviato” del Grande Inviato, ognuno di noi è vivente e pensante con la responsabilità individuale donataci dal Figlio di Dio, la seconda persona della Trinità, che nasce e vive sul pianeta Terra e ci accompagna fino alla fine del Tempo.
Ad ogni singolo essere umano è donata la libertà di riacquistare la vista spirituale individuale oppure di rinviare nel futuro questo momento. La bellezza e la dignità dell’essere umano è di avere fatta salva dal Cristo la sua libertà ed il suo libero arbitrio individuale.
Un giorno futuro andremo, ci laveremo e ci vedremo nella completezza spirituale di tutte le cose viventi. Liberamente e per amore.
sabato 24 settembre 2011
IL MIO PROSSIMO
Nella parabola del "buon Samaritano" citata dall'evangelista Luca nel suo capitolo 10 dal versetto 29 si presenta alla nostra attenzione la figura del nostro "prossimo", figura di già presente nel grande comandamento conosciuto dai dottori della legge (gli avvocati di allora) nel tratto dove si richiamava l'insegnamento: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso". (stesso capitolo 10 di Luca, dal versetto 25)
Ebbene ora il dottore della legge pone la questione a Gesù: "E chi è il mio prossimo"?
Ed ecco che il Cristo in Gesù risponde proponendo la parabola del buon Samaritano.
"Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico", dei briganti lo aggredirono, lo spogliarono, lo percossero e se ne andarono lasciandolo mezzo morto. Un primo essere umano, un sacerdote, passò, lo vide, ma passò oltre. Un secondo essere umano, un levita, passò, lo vide, ma passò oltre.
Ecco allora giungere un Samaritano (uno straniero, un non ebreo, un non cittadino) addirittura a cavallo. Costui vide il poveretto a terra e ne ebbe compassione; curò e fasciò le ferite, se lo caricò sul cavallo, lo portò in una locanda. Si prese cura di lui.
All'albergatore anticipò due denari, promettendogli di rifondere ogni spesa ulteriore.
Chi dunque fu il prossimo dell'uomo? Colui che ne ebbe compassione, fu la pronta risposta del dottore della legge.
Quale allora l'insegnamento di questa storia? Come riconoscere il nostro prossimo che si potrà avvicinare a noi nella nostra vita quotidiana?
Nessun prossimo si riuscirà a trovare nella condotta del sacerdote e del levita della storia, nessuna persona in difficoltà ed in bisogno di aiuto riuscirà a richiamare la loro attenzione e la loro vicinanza: loro sono di già pronti a girare alla larga dal loro prossimo.
Il prossimo dunque sarà facilmente riconoscibile: sarà quella persona che ci chiederà aiuto e che noi faremo avvicinare. Il nostro prossimo sarà quella persona che noi faremo diventare tale, che noi non rifuggiremo.
Pensiamo di farcela a non fuggire? Pensiamo che sia un compito difficile, una prova faticosa? Ebbene, chi mai ci ha assicurato che le cose buone e vere e belle siano facili da raggiungere?
Nel pensiero illuminante del blog "Sempre un pò a disagio" l'amico professore ha limpidamente indicato che la bellezza richiede fatica. La fatica prima della bellezza. Sembra davvero una silenziosa legge umana universale.
Un approfondimento sul buon Samaritano ci viene offerto anche da Pietro Archiati in questa sua dissertazione.
Ebbene ora il dottore della legge pone la questione a Gesù: "E chi è il mio prossimo"?
Ed ecco che il Cristo in Gesù risponde proponendo la parabola del buon Samaritano.
"Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico", dei briganti lo aggredirono, lo spogliarono, lo percossero e se ne andarono lasciandolo mezzo morto. Un primo essere umano, un sacerdote, passò, lo vide, ma passò oltre. Un secondo essere umano, un levita, passò, lo vide, ma passò oltre.
Ecco allora giungere un Samaritano (uno straniero, un non ebreo, un non cittadino) addirittura a cavallo. Costui vide il poveretto a terra e ne ebbe compassione; curò e fasciò le ferite, se lo caricò sul cavallo, lo portò in una locanda. Si prese cura di lui.
All'albergatore anticipò due denari, promettendogli di rifondere ogni spesa ulteriore.
Chi dunque fu il prossimo dell'uomo? Colui che ne ebbe compassione, fu la pronta risposta del dottore della legge.
Quale allora l'insegnamento di questa storia? Come riconoscere il nostro prossimo che si potrà avvicinare a noi nella nostra vita quotidiana?
Nessun prossimo si riuscirà a trovare nella condotta del sacerdote e del levita della storia, nessuna persona in difficoltà ed in bisogno di aiuto riuscirà a richiamare la loro attenzione e la loro vicinanza: loro sono di già pronti a girare alla larga dal loro prossimo.
Il prossimo dunque sarà facilmente riconoscibile: sarà quella persona che ci chiederà aiuto e che noi faremo avvicinare. Il nostro prossimo sarà quella persona che noi faremo diventare tale, che noi non rifuggiremo.
Pensiamo di farcela a non fuggire? Pensiamo che sia un compito difficile, una prova faticosa? Ebbene, chi mai ci ha assicurato che le cose buone e vere e belle siano facili da raggiungere?
Nel pensiero illuminante del blog "Sempre un pò a disagio" l'amico professore ha limpidamente indicato che la bellezza richiede fatica. La fatica prima della bellezza. Sembra davvero una silenziosa legge umana universale.
Un approfondimento sul buon Samaritano ci viene offerto anche da Pietro Archiati in questa sua dissertazione.
mercoledì 7 settembre 2011
IL FIGLIO RITROVATO
Tutti voi conoscerete la parabola chiamata del figliol prodigo, il figlio spendaccione, il figlio di cui l’evangelista Luca racconta nel capitolo 15 a partire dal versetto 11.
Venne il tempo che il figlio minore volle dal padre la sua parte di patrimonio, partì presto per un paese lontano e spese tutti i beni avuti dal padre.
Soltanto dopo aver patito la carestia ed aver sopportato un lavoro umiliante a pascolare maiali il giovane tornò in sé stesso e decise di ritornare dal padre, pensando di offrirsi a lui come garzone e servo.
La storia ci riserva una sorpresa: il padre invece di rimproverarlo lo accoglie abbracciandolo, preparando una grande festa ed un banchetto speciale.
Il fratello maggiore avrà da protestare davanti a tale trattamento, si sentirà poco considerato e rifiuterà il contatto con il fratello ritrovato.
Che cosa si nasconde dietro questa parabola che viene generalmente presentata come testimone della generosità di Dio Misericordioso?
Quello che voglio ora condividere con voi è l’aspetto dell’evoluzione umana che viene riassunta dalla figura del figlio minore.
Evoluzione umana che si compone di due parti, di due momenti, uno precedente all’altro, come un viaggio di andata senza il quale il viaggio di ritorno non sarebbe possibile.
La prima parte dell’evoluzione degli esseri umani è il momento quando il figlio minore decide di fare l’esperienza fuori dalla famiglia, fuori dal gruppo, una ricerca di autonomia e di individuazione personale, un confronto forte con il mondo esterno: dell’io contro tutti gli altri, dell’io prendo dagli altri per godermi io le cose, dell’io che è la cosa importante e che si deve affermare, dell’io ingordo ed egoista.
Si, durante la prima parte dell’evoluzione il nostro IO vuole tutto, vuole il tesoro da spendere, vuole accentrare e vuole prendere. E’ il bambino che conosce il prendere; e l’evoluzione armoniosa delle cose questo vuole, tutti dobbiamo vivere questo momento di egoismo, il momento che ci fa dire “tutti gli altri esseri per me”.
Ma questa prima parte deve vedere naturalmente una sua conclusione, perché anche la seconda parte attende di entrare nel gioco universale. La seconda parte giunge quando l’essere umano non è più lasciato solo nell’accumulo e nella dissipazione, dell’uno contro l’altro, del tutti contro tutti. Nella seconda parte si arriverà alla consapevolezza che la condotta egoistica non è “conveniente”, non produce il risultato che ci si dovrebbe attendere. L’egoismo verrà gradualmente riconosciuto non “appagante”, non riuscirà a pagare il costo del suo esercizio.
Il motivo principale che spingerà il figliol prodigo a ritornare dal padre è l’essersi accorto che situazione peggiore di quella come si era ridotto non era possibile, la molla che lo spingerà al ritorno è quella di un nuovo egoismo: se per trovare la pienezza del proprio essere doveva andare oltre il suo ingordo egoismo e recuperare la gratitudine per quanto ricevuto allora è giunta l’ora di saldare il debito nei confronti dell’evoluzione.
Qual’è il debito nei confronti dell’evoluzione? Il debito è il nostro egoismo, la prima metà dell’evoluzione a questo serviva, a diventare egoisti, a diventare esseri autonomi, come il figliol prodigo che si stacca dal padre.
Il pareggio dell’egoismo è l’amore, il volere rendere indietro e restituire tutte le forze che abbiamo succhiato dalle forze umane, facendole rifluire dentro l’umanità. Nessun senso di colpa, soltanto debiti da saldare indietro e gratitudine da riversare su tutti gli altri esseri umani.
Diventare egoisti non è una colpa, è soltanto un grande debito da restituire. Il pareggio dell’egoismo è l’amore.
Se proprio volessimo parlare di “colpa” essa comincerebbe ove si omettesse di ripagare con l’amore ciò che abbiamo ricevuto: potendo ripagare il debito si ometterebbe di ripagarlo.
Questo poi sarebbe un debito che ognuno di noi avrebbe con sé stesso, perché omettendo il pagamento e la restituzione del “tolto” si impedirebbe a sé stessi di camminare, di procedere. Quindi, in ultima analisi, ogni essere umano avrebbe debiti soltanto nei propri confronti, ognuno di noi può essere artefice soltanto del proprio essere. La responsabilità è nei confronti del proprio essere. L’amore è necessario per la mia crescita, io sono responsabile per il divenire del mio essere.
La prima parte dell’evoluzione fino all’evento del Cristo si è svolta in chiave “luciferica”, di affrancamento e di egoizzazione, staccandoci dagli altri, divenendo autonomi e distinti. La seconda fase dell’evoluzione è la fase dell’amore. All’amore di sé si aggiunge l’amore per il prossimo.
Ama il prossimo tuo come te stesso, non si dice di amare il prossimo senza amarsi prima. Nella prima parte dell’evoluzione si è imparato ad amare sé stessi, ora si dice di amare anche gli altri oltre a sé aggiungendo la comunione.
Prima il Cristo ha lasciato spazio all’egoismo. Ma era una evoluzione parziale, solo la prima parte. Ora si aggiunge l’evoluzione dell’amore, l’evoluzione del tutto.
All’amore di sé si aggiunge l’amore verso l’altro, in un giusto equilibrio tra l’amore di sé e l’amore dell’altro.
La frase “Ama il prossimo tuo come te stesso” potrà divenire, in futuro, quel “Ama il prossimo tuo in quanto tu”, frase rivelatrice del fatto che lui (l’altro) sei tu, siamo un essere solo.
O ami entrambi o non ami nessuno dei due.
Marcolino
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mercoledì 31 agosto 2011
L'ESSENZA DEL CRISTIANESIMO
Quale novità ha portato nella storia dell'umanità sul pianeta terra la vita ed il messaggio del Cristo?
Quale nuovo impulso all'evoluzione dell'essere umano, quale liberazione da antiche catene che limitavano il movimento del pensiero e dell'azione?
Quale scatto in avanti ha permesso il sacrificio di un uomo solare, un essere umano riempito di divinità, divenuto essere divino amorevole?
Davanti queste domande in apparenza semplici e comprensibili si apre un universo in evoluzione, tentiamo un passo di comprensione razionale di misteri troppo a lungo tenuti chiusi entro libroni segregati?
Qual'è l'essenza del cristianesimo, dell'esempio portatoci dall'essere solare incarnato?
Quale il senso dell'uomo sulla terra?
Il senso potrebbe essere quello di superare tutti i determinismi di natura per aprirsi alla creazione libera, fatta di amore, pensiero, luce, calore.
Questo riporto e ricordo da un convegno al quale ho partecipato qualche tempo fa, a Roma, il relatore era Pietro Archiati.
Questo il video che affronta il tema dell'essenza del cristianesimo
"Qual'è il senso dell'uomo sulla terra? Creare luce, creare calore. Come fa il sole.
Tutti i determinismi di natura hanno senso che si fanno da base, da fondamento, per aprirsi a tutto ciò che è creazione libera, di luce, cammini di pensiero, di calore, cammini di amore, di intuizione morale, di amore. L'essenza del cristianesimo". (Pietro Archiati)
martedì 30 agosto 2011
PANE E VINO
Marcellino pane e vino - colonna sonora
In origine era Marcellino, bellissimo film del 1955 diretto da Ladislao Vajda, una storia commovente dove il giovanissimo orfanello Marcellino era il neonato abbandonato, salvato e adottato da un monastero di fraticelli.
In breve tempo Marcellino cresce, viene seguito nella sua educazione religiosa, arriva al punto da colloquiare direttamente con un grande crocifisso in legno, la voce di Gesù lo asseconda e lo rasserena. Mentre Marcellino gli porta in dono il pane sottratto al suo desco quotidiano.
Molto bello il rapporto di Marcellino con Gesù, un rapporto di familiarità e di innocenza fanciullesca.
Come vive oggi la propria convinzione religiosa il popolo credente? Come viene vissuto il rapporto con il sacro e con lo spirituale qui nell'emisfero occidentale, la fede cristiana?
Siamo ancora bambini innocenti che tendono la manina ad una mamma premurosa oppure dopo duemila anni di storia possiamo cominciare a credere nelle nostre gambe, a camminare in piedi con il pensiero e senza bisogno di un bastone di accompagno?
Ognuno al suo tempo individuale, questo ci vuole portare come messaggio la parola greca "KAIROS", il tempo giusto diverso per ognuno, il momento personale di scoperta del nostro Spirito immortale.
Con la dignità di coloro che hanno voluto e cercato liberamente senza coercizioni il contatto con l'invisibile.
Con fiducia amorevole e pensiero luminoso.
In origine era Marcellino, bellissimo film del 1955 diretto da Ladislao Vajda, una storia commovente dove il giovanissimo orfanello Marcellino era il neonato abbandonato, salvato e adottato da un monastero di fraticelli.
In breve tempo Marcellino cresce, viene seguito nella sua educazione religiosa, arriva al punto da colloquiare direttamente con un grande crocifisso in legno, la voce di Gesù lo asseconda e lo rasserena. Mentre Marcellino gli porta in dono il pane sottratto al suo desco quotidiano.
Molto bello il rapporto di Marcellino con Gesù, un rapporto di familiarità e di innocenza fanciullesca.
Come vive oggi la propria convinzione religiosa il popolo credente? Come viene vissuto il rapporto con il sacro e con lo spirituale qui nell'emisfero occidentale, la fede cristiana?
Siamo ancora bambini innocenti che tendono la manina ad una mamma premurosa oppure dopo duemila anni di storia possiamo cominciare a credere nelle nostre gambe, a camminare in piedi con il pensiero e senza bisogno di un bastone di accompagno?
Ognuno al suo tempo individuale, questo ci vuole portare come messaggio la parola greca "KAIROS", il tempo giusto diverso per ognuno, il momento personale di scoperta del nostro Spirito immortale.
Con la dignità di coloro che hanno voluto e cercato liberamente senza coercizioni il contatto con l'invisibile.
Con fiducia amorevole e pensiero luminoso.
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